Alta Valmarecchia: paradiso delle erbe selvatiche

Le zone collinari e montane, dove il paesaggio agricolo si alterna a boschi misti di specie quercine, sono ambienti che costituiscono preziose miniere di piante selvatiche che possono servire per la nostra alimentazione. Diverse di queste piante hanno per la cucina una notevole importanza, non solo perché alcune di esse possono servire per aromatizzare le vivande, ma anche perché ve ne sono molte che possono essere impiegate come base per preparare piatti completi, saporiti e, talvolta, raffinati. Tali piante selvatiche permettono sempre di preparare vivande con sapori schietti, genuini e certamente indenni da quelle sostanze tossiche o velenose per l’organismo umano, che ormai da tempo ci vengono propinate da un’agricoltura troppo industrializzata. Non ci resta perciò che addentrarci nei prati e negli incolti della zona per scoprire tanti fiori (dell’albero di Giuda, della robinia, del biancospino, della primula, delle viole, della borragine, del tarassaco, della cicoria) da raccogliere e utilizzare in ricette gustose e, se vogliamo,  stravaganti. E’ il caso delle tante insalate multicolore o delle frittelle dolci o salate, da preparare con i fiori della robinia o del sambuco ma anche quelli dell’albero di Giuda o del tarassaco “strascicati in padella” o “acconciati come capperi”. E i germogli e le giovani foglie? Il modesto rovo può essere impiegato per fare frittate, le foglie di borragine per sostituire la sfoglia nelle lasagne e le vitalbe o i luppoli per confezionare tartine e crostini. Tanti gli usi delle foglie in insalata, fra cui possono essere incluse quelle del faggio (appena schiuse) o le samare dell’olmo, senza trascurare la pimpinella, il crescione, i raponzoli o la cicoria selvatica. Anche la lattuga selvatica che volgarmente viene chiamata “lingue di passera” o la barba di becco sono ingredienti eccezionali per queste fresche preparazioni.

Per le zuppe, le ortiche, le piantaggini, la silene alba, gli strigoli o la bardana formano un elenco veramente ampio di elementi essenziali per la cucina.

Di questo dono inestimabile si deve ringraziare il buon Dio ma per poterne godere è indispensabile  acquisire quel minimo di conoscenze che ce ne permettano un intelligente utilizzo. Tutto questo è possibile nel territorio di Badia Tedalda dove ancora si può trovare chi ci insegna a riconoscere le piante selvatiche ed insegnarci le nozioni teoriche e pratiche cercando le informazioni del caso al Centro Visite senza dimenticare che in questa zona è ancora viva la tradizione del sapiente impiego di questi prodotti della natura. Basta accertarsi preventivamente che siano disponibili le guide a dedicare tempo ai preziosi turisti per insegnare loro a distinguere il buono dal cattivo e a ricordare come le insalate di campo debbano essere condite con parsimonia, per non coprire i sapori schietti che le tante erbette riescono ad esprimere.

Augusto Tocci

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