Il Paese sul Paradiso: Montebotolino La bellezza e l’allegria

Croce a Montebotolino. Foto di Alice Galli

C’è un luogo, nel Comune di Badia Tedalda, di vertiginosa bellezza. Un sogno a mezza costa: un pugno di case arroccate quasi per caso, e in modo incredibile, sul fianco di un monte che porta lo stesso nome: Monte Botolino. Un minuscolo borgo che, dall’alto della sua posizione, domina l’intera vallata del Marecchia. Vi si può giungere agevolmente per una carrozzabile pittoresca: un insinuarsi nel fianco della montagna, un saliscendi contornato di rocce nude e macchie di cerri; si avanza nei meandri del bosco (e subito si immaginano inverni di neve – strati su strati di neve – il sibilo di venti impetuosi e lontano, in alto, l’ululare del lupo); ora, allo scoperto su balze che danno la vertigine; avanti, per la strada che è poco più di un sentiero, e si pensa ad ogni curva di scoprire il paese, ma non è così. Si avanza, si sale, si scende, si sale. Boschi, piante, erba e il cielo sempre più vicino. Poi, improvvisamente, dietro un’ultima curva, le case. Solide, di pietra, delineate su percorsi difficili e ardimentosi. Sembrano appoggiarsi alla parete montuosa e contemporaneamente affacciarsi sullo scenario, incantevole e orrido,  del Paradiso, il dirupo alto centinaia di metri sulla valle. Ci si affaccia appoggiati ad un’esile palizzata di legno su un vuoto abissale, ed è subito ebbrezza. Non sappiamo più se il cielo è sopra o sotto di noi.

Montebotolino

L’esodo dalla montagna, che nel secolo scorso ha caratterizzato l’Appennino, ha coinvolto anche questo piccolo borgo. A lungo vi è rimasto un solo abitante, solitario e indisturbato. Poi… il silenzio assoluto, fino a quando, una dopo l’altra, e soprattutto nel periodo estivo, le case si sono riaperte: nuovi volti e nuovi idiomi. Una nuova vita tra pietre che possono raccontare secoli di storia. Montebotolino è oggi un luogo ricco di fascino non solo per l’aspetto naturalistico, ma anche perché è l’unico nella zona che possiede e perpetua una tradizione che si perde nella notte dei tempi: un originale patrimonio orale. Lo si può definire il Paese delle Storie, una copiosa produzione di aneddoti brevi e divertenti, tra l’ironico e il faceto, che hanno come protagonisti proprio loro, i Montebotolinesi. Storie solitamente raccontate durante le veglie invernali, al lume tremolante di una candela o di un lume ad olio, mentre i caldi riflessi della fiamma del focolare tenevano avvinti grandi e piccini. Tramandate di padre in figlio, sono scese dalla montagna per diffondersi  un po’ in tutto il Badiale. E i Montebotolinesi, arguti, in silenzio hanno lasciato fare. Dall’alto del loro borgo montano, il mondo doveva apparire assai piccolo e piccole diventavano le pene e gli affanni, così insignificanti da vederne solo il lato ironico e buffo. – Che la gente pensi pure che siamo dei sempliciotti – devono essersi detti. – Meglio che le nostre storie facciano ridere. Ci pensa già la vita ad essere seria. – Così le storielle si sono perpetuate negli anni da tempi immemorabili e continuano ancor oggi a regalare momenti di allegria. Ecco di seguito un paio di esempi:

LA CHIESA INGRANDITA

Il Campanile della Chiesa di San Tommaso di Montebotolino. Foto di Alice Galli

A Montebotolino la gente si lamentava:

– Bisognerebbe ingrandire la chiesa. Ci stiamo stretti e non ci s’entra più.

– E come  facciamo a ingrandirla?

– Semplice, – fa uno – ci leviamo le giacche, le sistemiamo all’esterno tutte intorno alla chiesa, annodate l’una con l’altra, poi dall’interno cominciamo a spingere e spingere all’infuori i muri delle pareti. La chiesa si allargherà.

Gli uomini si levano le giacche, le annodano a catena e le dispongono intorno all’edificio. Entrano in chiesa  e spingono contro le pareti con tutta la loro forza (erano gran lavoratori e quindi erano uomini forzuti). Mentre loro spingevano, passa un uomo. Vede quello che stanno facendo, scuote la testa, poi raccoglie tutte le giacche e le getta giù per il dirupo. Dopo un po’ di tempo, gli uomini, ormai stanchi di spingere, dicono: – Controlliamo se la chiesa si è allargata. – Escono e non trovano più le loro giacche.

– Ma guarda un po’, abbiamo spinto troppo: la chiesa ha coperto tutte le nostre giacche! –  esclama uno.

– Pazienza per le giacche, però siamo riusciti a ingrandirla… – risponde un altro e, tutti contenti, gli uomini se ne tornarono a casa.

Il GRILLO SUL NASO

Ricci – Dominici

Due uomini andarono a caccia di grilli. Ad un certo punto un grillo saltò sul naso di uno dei due.

– Fermo, che ora lo prendo! – disse l’altro che si appostò in modo da prendere la mira e sparò. Il grillo cadde per terra, ma anche l’uomo. L’altro tornò indietro. Arrivato al paese, gli amici gli vennero incontro e:

– Allora, come è andata la caccia? – gli chiesero. E lui:

– Bene! Bene! Un di loro e un di noi.

Marta Bonaccini

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