In bicicletta sulle vie della transumanza – la Via dei Biozzi

La transumanza è una vicenda antica. Una pratica plurisecolare che ha riguardato un po’ tutta la Toscana. Sotto tanti punti di vista: produttivo, commerciale, fiscale. Ma anche sociale, culturale, religioso, enogastronomico. E, non ultimo, paesaggistico e viario. Perché transumanza significa in primo luogo itinerari di percorrenza, dunque “strade”.
In tal senso, se è vero che rispetto ad altre regioni dell’Italia meridionale oggi la rete viaria della Toscana evoca in misura minore la pastorizia transumante, anche in questa regione il secolare passaggio delle pecore – che alternavano i pascoli della montagna a quelli delle maremme – ha finito per disegnare linee persistenti. Da più parti della catena appenninica, una rete di tracciati ha segnato le rotte di discesa verso la costa, prendendo il nome di “Vie Maremmane” e “Vie di Dogana”. E tali rotte sono rimaste attive anche dopo l’abrogazione della Dogana dei Paschi (1778), dato che molti pastori, seppure ormai liberi dal condizionamento delle calli, hanno continuato ad imboccare le strade consuete.
Così, curiosando, ricercando, leggendo testi dei più autorevoli studiosi, siamo giunti all’idea di recuperare e ripercorrere in bicicletta l’itinerario che compivano i pastori di quest’area.
La Pro Loco di Badia Tedalda (in seguito anche altre pro loco toccate lungo il percorso, come Anghiari e Cinigiano) ha accolto con favore la nostra proposta e… oplà, pronti in sella! Nel settembre del 2012 è cominciata anche quest’avventura.
La prima edizione, in effetti, è stata molto sperimentale, con soluzioni logistiche anche “provvisorie”, ma si è trattato comunque di un’esperienza importante. Sia per l’eterogeneità del gruppo, sia perché è stata l’occasione per prendere contatti e conoscere, lungo il tragitto, persone e realtà interessate come noi al tema e all’iniziativa.
Tutto ciò ha permesso di far decollare delle collaborazioni, di mettere a punto i dettagli e… ecco qua: oggi il viaggio in bici che proponiamo come associazione “Fuori dalle Vie Maestre” è diventato un evento turistico e sportivo che si ripete ogni anno. C’è poi un sito web dedicato che, grazie alle informazioni offerte, permette a chiunque di potersi organizzare il viaggio autonomamente.
Oltre ad un intento rievocativo, in effetti, la nostra proposta ha la finalità di promuovere forme di conoscenza innovative rispetto a luoghi e tradizioni che fanno parte dell’identità culturale di questo territorio. In tal senso, va anche detto che sebbene negli ultimi anni il tema della transumanza sia cresciuto d’interesse e costituisca l’elemento catalizzatore di varie manifestazioni, un’iniziativa di questo tipo che attraversa in bicicletta una parte consistente della regione, resta a tutt’oggi unica. E si tratta, evidentemente, anche di un viaggio nella tradizione rurale, dato che su queste vie ancora oggi si apprezzano i più autentici sapori, odori e colori delle terre toscane.
“In bici sulle vie della transumanza – la Via dei Biozzi” si svolge alla fine della prima settimana di settembre, nel corso di un week-end lungo, dal giovedì alla domenica, con soste animate da visite, letture, canti e degustazioni.
L’ideale punto di partenza è presso l’antica fattoria di Viamaggio, poco distante da Badia Tedalda, dove fino alla metà del Novecento si radunavano le pecore che passavano l’estate sull’Alpe della Luna, all’incrocio tra Valtiberina, Valmarecchia e Valle del Foglia. Un casale ancora oggi imponente, dov’è vissuta fino a poco tempo fa la signora Paola, discendente della famiglia Biozzi.
Le loro pecore e le loro vacche, nel corso dell’Età Moderna e fino ai primi decenni del Novecento, erano così numerose che al momento della transumanza creavano carovane tanto imponenti, che il tragitto per la Maremma divenne noto proprio come “via dei Biozzi”.
E non dimenticheremo di dire, qui, che proprio la compianta signora Paola ci ha sempre rallegrato la partenza con la simbolica cerimonia della consegna del “bastone del vergaio” al capo-pattuglia dei ciclisti, dopo aver offerto bevande e cibo genuini ai partecipanti.
(Al vergaio, cioè al capo della comitiva di pastori in partenza, il padrone affidava un bastone di avellano nuovo, sul quale – con opportuni intagli – avrebbe annotato gli eventi più importanti della stagione: quantità del bestiame, nascite, morti, vendite e baratti).
Una volta partiti, si pedala per quattro giorni su strade bianche e provinciali poco trafficate, sentieri e sterrati, attraversando le provincie di Arezzo, Siena e Grosseto, circa 240 km in tutto. Tra le località toccate ci sono: Pieve S. Stefano, Ponte alla Piera, Anghiari, Arezzo, Ciggiano, Gargonza, Serre di Rapolano, S. Giovanni d’Asso, Sant’Antimo, Cinigiano e Alberese per arrivare infine al podere “la Valentina”, anch’esso tutt’ora di proprietà dei discendenti della famiglia Biozzi. Luoghi affascinanti, pieni di storia, arte, cultura. Una Toscana definita “minore” ma che custodisce in realtà tesori preziosi, sotto ogni punto di vista. Non escluso quello enogastronomico, ovviamente. Infatti la domenica, in Maremma, alla conclusione del viaggio, festa finale con gli amici della Pro Loco di Badia Tedalda che ci raggiungono in pullman per il tradizionale pranzo di chiusura della manifestazione.

Foto della partenza dei ciclisti transumanti. Viamaggio, 2014

Andrea Meschini e Doriano Pela

Sito web della manifestazione: http://www.inbiciclettasulleviedellatransumanza.it Sito web dell’Associazione: http://www.fuoridalleviemaestre.it

“La Paola di Viamaggio”

Paola Massa consegna il “Bastone del Vergaio” ad Andrea Meschini capo-pattuglia dei ciclisti transumanti. Viamaggio, 2012

Quando sono venuta a vivere qui, durante i frequenti passaggi in località Viamaggio, sono stata da subito incuriosita dalla grande antica casa circondata da un parco di cui potevo solo immaginare l’estensione; con certezza però ne notavo la cura. Ed ogni volta ero sorpresa: le piante ed i fiori davano colore ed ombre diversi in ogni stagione, le lucine dell’albero di Natale addobbato nella serra scaldavano il cuore nelle fredde sere d’inverno, il mantello rosso di vite americana verso la fine di settembre avvolgeva come oggi la casa, trasformandola nella “casa rossa”.

Quando chiesi chi vivesse in quella casa, la risposta fu: “La Paola di Viamaggio”.

Dopo una vita passata  a Firenze facendo l’insegnante, raggiunta l’età delle pensione Paola Massa ha deciso di ritornare a vivere stabilmente a Viamaggio.

Qui ha trovato ad attenderla i ricordi della sua giovinezza e con entusiasmo ed energia si è presa cura della casa e del podere di famiglia.

Aveva un fare gentile e pacato ma un carattere risoluto; i suoi racconti fluenti e precisi esprimevano il forte attaccamento per la sua terra e per ogni singola pianta che cresceva nell’immenso parco.

Per non dimenticare e non far dimenticare, il 22 maggio di ogni anno, nella ricorrenza di Santa Rita, commemorava una persona che aveva avuto un ruolo importante nella sua vita e in quella del podere aprendo la sua casa agli ospiti. Non perdeva occasione per dare a Viamaggio quel rilievo che un tempo l’aveva caratterizzato sposando progetti, eventi ed occasioni per animarlo, farlo rivivere e conoscere.

Anche dentro casa era evidente il percorso affettivo che la legava a Viamaggio: cartoline con erbe e fiori spontanei da lei disegnati, cesti colmi di fiori e frutti della sua terra, innumerevoli fotografie in bianco e nero dei suoi familiari, un’intera parete della sua camera da letto decorata con foglie secche, di vari colori e dimensioni, e l’elenco potrebbe essere infinito.

Paola era una donna riservata, ed in punta di piedi come ha sempre vissuto se n’è andata; consapevole della malattia che l’aveva colpita, ha cercato rifugio e protezione nella sua casa, tra i suoi alberi.

Ora riposa nel piccolo cimitero di Viamaggio con i suoi familiari, poco lontana dalla casa e dalla terra  che per lei hanno rappresentato amore, radici e storia.

Rosanna Borelli

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