La Strada della Luna: alla scoperta della valle incantata

Se vi è un posto magico dove la natura è incontaminata e l’uomo non ne ha mai stravolto l’aspetto, questo è l’immenso territorio delle valli segrete e sconosciute dell’Alpe della Luna; fra salite, curve e bellissimi scorci, La Strada della Luna ci permette di immergerci in questo tratto unico di Appennino Tosco-Romagnolo-Marchigiano.

Qui lo spazio-tempo assume connotati diversi e sembra quasi impossibile che, al di là dell’ultimo orizzonte, ci siano città frenetiche o riviere chiassose, cieli dove non si vedono le stelle per l’inquinamento luminoso e  il tempo scorra leggendo tweet o incrementando follower.

Qui siamo su altre dimensioni.

Il Monte Maggiore e la Valle di Gorgoscura

Lungo questa sinuosa strada sterrata si godono viste mozzafiato, sulla catena dell’Alpe della Luna, la   dorsale  appenninica che comprende una serie di rilievi ad andamento nord-ovest sud-est, culminanti con il Monte dei Frati (1.453 m s.l.m.) e con il Monte Maggiore (1.384 m s.l.m.), tra i due l’anfiteatro naturale della “Ripa della Luna” che caratterizza scenograficamente il paesaggio con il suo strapiombo di marna e arenaria di oltre 200 metri (per gli amanti della geologia è evidente in più punti lo Strato della Contessa, formazione marnoso-arenacea).

Oltre le foreste che si perdono a vista d’occhio, dal Valico di Montelabreve, spartiacque tra la valle del Marecchia e quella del Metauro, si ha un’idea di grandiosità a 360° di questo territorio che si contraddistingue anche per la sua ricchezza di acqua. Sorgenti, fonti solfuree, salti e pozze caratterizzano la forma torrentizia dei corsi d’acqua, la più famosa è sicuramente la Cascata del Presalino, ma non di meno, anche se più all’interno della foresta e meno agevoli da raggiungere, sono quelle della Ripa dell’Antella e di Gorgoscura, i salti sul Fosso Meta che discende da Montelabreve, non distante dall’Antica via Romea, e quelle lungo il fosso delle Cannucce.

Dalla catena appenninica di questa parte dell’Alpe della Luna nascono i fiumi Foglia (Monte Sovara) e il fiume Metauro (Monte Maggiore), oltre Badia, verso il Fumaiolo, il fiume Marecchia (Monte Zucca) e sull’altro versante verso il fondovalle, interno della Valtiberina, gli affluenti toscani di destra del fiume Tevere.

In quota si trovano le foreste di faggio, mentre più in basso boschi di cerro, carpino nero e i boschi misti che si caratterizzano per una particolare ricchezza di specie rare, tanto da costituire un’emergenza vegetazionale e floristica. Tra le specie arboree sono infatti presenti l’acero montano, l’acero riccio, il tiglio nostrale, il frassino maggiore, l’olmo montano e il tasso.

Il crinale visto dalle Cortine Vecchie di Castellacciola

Le praterie ospitano invece un ricco popolamento di orchidee, tanto da rientrare tra gli habitat prioritari per la Comunità Europea (da alcuni anni per promuovere la conoscenza di queste specie,  tra fine maggio e   i primi di giugno, viene organizzata un’intera giornata di approfondimenti). Nei pressi della vetta del Monte dei Frati, tra la vegetazione si trova il Cirsium alpis-lunae, una specie affine ai cardi, estremamente rara e localizzata, endemica.

Un  habitat così ricco di vegetazione ed acqua non può che essere occupato da animali selvatici: cinghiali, caprioli, scoiattoli, daini, istrici, tassi, lupi, volpi, lepri. Al buon osservatore non mancheranno gli avvistamenti. Alzando gli occhi verso il cielo si potranno scorgere a seconda del periodo i picchi, i  colombacci, gli allocchi, i tordi, le cince, le ghiandaie e i rapaci come la poiana, lo sparviero, l’astore, il lodolaio e, qualcuno sostiene di aver avvistato anche esemplari dell’aquila reale.

La grandiosità della natura fin dai tempi più antichi ha visto l’uomo partecipe e non dominante dell’ambiente e proprio per questo, oggi, possiamo ancora ammirare un paesaggio che poco è cambiato da quando su queste campagne passavano gli antichi romani e dopo qualche secolo S. Francesco, Dante e Piero della Francesca.

Ma se volete davvero fare un’esperienza indimenticabile parlate con le donne e gli uomini che come dei cavalieri coraggiosi si prendono cura di questo territorio. Solo grazie al loro lavoro nel taglio del bosco, nell’agricoltura e nelle attività economico-commerciali e turistico-ricettive, ancora oggi possiamo beneficiare di questi luoghi e vivere queste esperienze.

La Torre della Villa di Parchiule

Veri eroi a rischio di estinzione, sintesi perfetta di rispetto e convivenza tra uomo e natura e tra uomo e uomo.

Qui più che altrove il senso di comunità è rimasto vivo perché solo insieme, unendosi, si può sopravvivere ad un contesto naturale così  imponente e allo stesso tempo impervio e spietatamente duro.

L’ospitalità è di casa ed ha sapori antichi, è più facile di quanto si possa pensare trovarsi nel mezzo di una situazione che ricordi una vecchia veglia: il camino acceso, un bicchiere di vino, un salame sul tagliere, del buon pecorino accompagnato dalle pere volpine (specie antica di queste zone) e l’immancabile pane “sciapo”, quello senza sale, chiamato anche toscano ma che si mangia anche nel versante marchigiano.

Proprio prendendo come spunto “lo stesso pane” arriviamo ad una delle meraviglie che caratterizzano questa parte dimenticata di mondo e che oggi, più che mai, dovrebbe esserci d’insegnamento.

Qui sono tutti figli dell’Alpe della Luna sebbene nel corso dei secoli questi territori sono sempre stati terre di confine tra varie dominazioni: da una parte gli etruschi e dall’altra i Piceni, da una parte il Ducato di Urbino e dall’altra la Repubblica Fiorentina, poi lo Stato Pontificio e dall’altra il Granducato di Toscana, fino ai nostri giorni dove da una parte troviamo la Regione Marche, al centro la Toscana e dall’altra parte la Regione Emilia-Romagna.

A Parchiule come a Montelabreve, a Palazzo Mucci come a Castellacciola qualche anziano ricorda le gare dell’ottava rima, o il “Cantar Maggio”, racconta storie di transumanza in maremma o di rastrellamenti  sotto la Linea Gotica, dello spopolamento del dopoguerra o delle case del Monterano che non ci sono più.

Vi è la sintesi di tutto quello che c’è stato e la distinzione rimane solo sulle carte, sui documenti di identità o su qualche parola dialettale. Qui non vi è differenza, in un sano campanilismo, se sei di Badia o di Borgo Pace. La Strada della Luna unisce delle comunità che di fatto, unite, lo sono sempre state.

Scorcio

Oggi è possibile godere di queste meraviglie con itinerari trekking, mountain-bike o semplicemente in auto. Le associazioni Pro Loco di Badia Tedalda, di Borgo Pace e di Lamoli potranno supportarvi nel trovare il modo migliore per guidarvi in questa esperienza.

E’ disponibile la cartina/guida ”La strada della Luna” dettagliata con i sentieri e con ciò che è possibile trovare sul percorso, si possono inoltre scaricare i tracciati GPS (.gpx) degli itinerari e, per i più piccoli, vi sono percorsi ad hoc per scoprire la natura e la vita dei carbonai.

E se un badiale in dialetto dice “Mesamillando ch’artorni a casa” e un borgopacese “Me sa miland d’argi a casa”  dopo questa esperienza nella valle incantata il motivo lo capirete.

Spero di aver stimolato la vostra curiosità e, uno di questi giorni, di incontravi su “La Strada della Luna”…

Luca Gori

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