Aguzza la vista…

Montefortino

Caro lettore,

mi chiedo spesso se nell’era di internet, dei social, della realtà aumentata, ci sia un modo per affrontare discorsi complessi in maniera veloce ed efficace. L’altro giorno mi è capitato con il progetto Nove Rocche (se non hai letto l’articolo precedente vallo subito a cercare!) di portare 20 persone a vedere una abbazia incastellata del Mille, una gemella di Badia Tedalda diciamo; scattate e postate le foto sono stato redarguito che erano ben 80 immagini!

Quindi chi voleva conoscere l’abbazia in questione non poteva perdere tempo a vedere 80 foto, ne sarebbe bastata una bella, fatta bene.

L’episodio mi ha fatto scattare la lampadina per l’articolo che stai leggendo.

Il territorio del comune di Badia Tedalda ha due caratteristiche fondamentali: la ricchezza di Beni Culturali presenti e la complessità del paesaggio naturale, fatto di monti, fiumi, valli, boschi, grotte, cascate, sorgenti.

La prima volta che mi sono avvicinato ad osservare Badia Tedalda da vicino mi sono accorto di quanto fosse preponderante la “Natura” sul resto del paesaggio storico e di quanto tempo richiedesse per riuscire a vedere qualcosa di interessante.

Già, la Natura: ma siamo proprio sicuri che quello che guardiamo sul territorio sia “naturale”? La maggior parte dei boschi che vediamo ha sicuramente un tocco “umano”, tutto il paesaggio che osserviamo sull’Alpe della Luna, scendendo verso il Presale, risalendo le strade verso Montebotolino o il castello di Santa Sofia, fino a svalicare da Colcellalto verso Sestino ha un tocco “umano”.

E quel giorno di tanti anni fa, con il mio amico Daniele Albini (autore di una delle Guide sulla Valmarecchia più belle e obbligatorie da avere in macchina, sempre) ci stavamo dirigendo dai territori della valle del Marecchia verso la valle del Foglia, quando, guardando l’orizzonte, vidi una cosa che catturò la mia attenzione e mi fece gridare: “Il monte di Incontri ravvicinati del Terzo Tipo!”

Ok, ok, lo so, per chi non mi conosce è un po’ forte come esclamazione, ve la traduco subito in un linguaggio tecnico da archeologo: “Daniele, guarda, laggiù c’è sicuramente un rilievo artificiale, dove la geomorfologia del terreno è stata alterata dall’uomo e, essendoci anche una direttrice viaria oggi secondaria, sembra essere riconducibile ad una tipologia fortificata a “motta”, ovvero un sistema castrense formato da un circuito murario, una parte abitativa adibita a borgo, un rilievo artificiale attorniato da fossato, sovrastato da una struttura fortificata ad uso di Mastio (o maschio).”

Consultato al volo il Repetti online (il suo prezioso Dizionario Geografico è reperibile online ma ne parleremo un’altra volta) si evinceva che quella località, detta Montefortino, faceva parte del territorio della pieve di Sestino e la sua chiesa di Sant’Andrea, con casale annesso, guardava sia la valle del Foglia che la valle del Marecchia. Il castello di Montefortino fu uno dei feudi dei Conti di Montedoglio, conteso dagli abati del castello di Badia Tedalda che ne rivendicavano il possesso nel corso del Duecento.  Nel XIV secolo Montefortino era uno dei castelli annoverati nella Massa Trabaria concessi da Ludovico il Bavaro Imperatore al suo fido vassallo ghibellino Uguccione della Faggiola per rafforzare il proprio potere contro il Papa.

Nel Quattrocento era tornato in mano ai Montedoglio e pare che già dal XVI secolo il sito fosse quasi abbandonato.

A quel punto con Daniele Albini decidemmo di avventurarci su quel sito per verificare la presenza o meno di un insediamento castrense (un castello) e di cosa poteva essere rimasto ancora visibile; soprattutto la mia curiosità era rivolta ad una domanda specifica: se il luogo era stato abbandonato nel XVI secolo, non avendo subito le forti trasformazioni che accadono ai luoghi che sopravvivono fino ai giorni nostri, era possibile scoprire una storia più antica che le carte d’archivio non potevano rivelare?

Per una volta tanto “aguzzare la vista” in un territorio di difficile lettura come è quello di Badia Tedalda aveva dato i suoi frutti… lo scoprirai nel prossimo numero!

A presto e “Aguzza la vista!”

Luca Mandolesi

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