Nell’Archivio di Stato di Pesaro la storia di Badia Tedalda nel ‘400

Immagine in copertina: Sigillo di Pietro Borgarucci da Cantiano disegnato dal notaio a pag. 153 del suo registro n. 1

Per una fortunata serie di circostanze, nelle quali mi sono trovato coinvolto, sono emersi dall’Archivio di Stato di Pesaro importanti documenti notarili che riguardano la storia di Badia Tedalda del ‘400 che si riteneva fossero andati perduti per sempre.

Mi furono segnalati, senza però precisare dove fossero conservati, dal prof. Francesco Vittorio Lombardi (importante storico medievista, nato a Carpegna, per molti anni Presidente della Società di Studi Storici per il Montefeltro) nel corso di una telefonata che gli avevo fatto nell’estate del 2011 per chiedere lumi su tutt’altro argomento di storia. Il prof. Lombardi si disse anche disponibile a fare una pubblicazione con questo materiale, purtroppo per problemi famigliari insorti in seguito dovette declinare la disponibilità data. Ad un certo punto persi anche i contatti ed ebbi paura che i documenti tornassero nell’oblio dove erano da più di cinque secoli. I contatti si sono per fortuna riallacciati nel febbraio 2019 per merito del Presidente della Pro Loco, Fulvio Piegai. Abbiamo così potuto sapere dove erano conservati questi documenti, nell’Archivio di Stato di Pesaro. Una sede fuori regione, del tutto inaspettata, sfuggita alle ricerche di valenti storici come don Potito, ma non al prof. Lombardi.

Particolare della copertina del registro n. 1 di Pietro Borgarucci da Cantiano, ricavata da un foglio di pergamena manoscritto, messo però a rovescio

Si tratta di tre diversi protocolli notarili, di diversa consistenza, che abbracciano un arco di tempo di oltre 50 anni che va dal 1436 al 1491, gli ultimi decenni del Medio Evo che sono anche i primi del Rinascimento.

I notai in questione sono, in ordine cronologico, Tommaso da Campo (Campo è una frazione di Belforte all’Isauro), ha un solo registro con atti che vanno dal 1436 al 1460. Il secondo è Pietro Borgarucci da Cantiano che ha il più grosso corpus di documenti suddivisi in tre volumi che vanno dal 1466 al 1491. Del terzo notaio non sappiamo il nome, è rubricato come Notaio Ignoto, ha un solo registro, anni dal 1468 al 1476.

Abitando a Rimini, poco lontano da Pesaro, mi sono offerto di acquisire fotograficamente i documenti che il prof. Lombardi ha elencato in una sua esaustiva nota*. Sono 99, ma spulciando nei regesti notarili in questione, gli atti che riguardano il territorio di Badia Tedalda sembrano essere di più. Ne riparleremo, nei prossimi numeri di Luna Nuova.

Abbiamo un grosso debito di riconoscenza con il prof. Francesco Vittorio Lombardi che ha voluto condividere questa sua importante scoperta con gli abitanti di Badia Tedalda, e non, come lo scrivente, che condivide comunque con i badiali l’amore per questo territorio e l’interesse per la sua storia.

Fabrizio Barbaresi

*Nella nota sui documenti notarili del ‘400 che il Prof. Lombardi ha inviato alla Pro Loco di Badia Tedalda c’è una dedica che desideriamo ricordare: “Alla memoria di Otello Giovanetti, compagno e guida per le valli dell’Alto Marecchia e del Presale”.

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