Una luce fra i monti

La piccola frazione di Montelabreve, situata nel cuore più verde dell’Alpe della Luna, è oggi un villaggio semideserto a causa dello spopolamento della montagna del secolo scorso, ma il suo passato ha ancora molto da raccontare: è stata la sola frazione del comune di Badia Tedalda ad osservare il culto della Madonna del Conforto. Tale culto è di origine propriamente aretina ed è molto sentito nella città di Arezzo nella quale, il 15 febbraio di ogni anno, si svolge il pellegrinaggio verso il Santuario della Madonna del Conforto, situato all’interno del Duomo. Una profonda devozione nata oltre due secoli fa, nel febbraio del 1796, quando durante il periodo di carnevale, ad Arezzo si verificarono una serie di scosse sismiche. Tre uomini recatisi alla mescita di vino, presso l’Ospizio della Grancia dei Padri Camaldolesi in Porta S. Clemente, si misero a pregare di fronte ad una terracotta raffigurante la Madonna che si trovava nel locale, annerita dalla polvere e dal fumo. Durante la preghiera, l’immagine sacra si schiarì e divenne lucente. Il prodigio attirò l’attenzione dei presenti e immediatamente la notizia, di voce in voce, si diffuse in tutta la città. Fu un accorrere di gente da ogni parte, un pregare e gridare al miracolo. Anche il Vescovo si recò alla cantina e, vedendo la gran confusione di persone, per evitare disordini, ordinò di trasportare la terracotta in Cattedrale. Il terremoto cessò e questo accrebbe la devozione verso la Madonna: fu deciso di dedicarle un apposito altare all’interno della Cattedrale e sorse così il Santuario della Madonna del Conforto. Nel suo primo centenario furono contati oltre centomila pellegrini e sono molte le testimonianze di grazie ricevute. All’epoca, Montelabreve era una lontana e disagiata frazione per viabilità e comunicazioni ed ha dello straordinario che vi sia giunto il culto della Madonna del Conforto. Il merito è stato certamente di don Marsilio Lazzerini, parroco del posto per circa 40 anni. La devozione raggiunse il cuore di tutti gli abitanti del villaggio. Da allora, fu dedicata  a questa Madonna una giornata di festa nel mese di agosto; si formò una Compagnia religiosa per assolvere vari compiti in aiuto al parroco; quasi ogni famiglia aveva l’immagine sacra, cui rivolgere ogni sera il Rosario; la stessa immagine era raffigurata in un quadro posto sull’altare maggiore della chiesa del quale si persero le tracce con l’abbandono e il degrado dell’edificio seguiti all’esodo della popolazione.

Madonna del Conforto dopo il restauro.
Oggi visibile presso la Cappella del Centro Anziani di Badia Tedalda

A Montelabreve, nel 1886 nasce e cresce Luigi Ricci, il futuro Ermenegildo, missionario francescano, martire in Cina. Un bambino vivace e gioioso, che orfano di padre a 10 anni, fu affidato alla famiglia dello zio paterno. Adolescente, maturò la vocazione al sacerdozio e dopo aver compiuto brillantemente gli studi, nel 1912 partì per le missioni in Cina. La sua opera apostolica fu instancabile: non esitò a compiere peregrinazioni nei luoghi  più disagiati per portare il Vangelo fra i più umili e le anime più lontane; fondò orfanatrofi, centri di assistenza per poveri, ambulatori, ospedali, scuole e chiese, mentre contemporaneamente insegnava nel Seminario indigeno. Per le sue qualità morali, spirituali e organizzative, il Papa lo elesse Vicario Apostolico di un vasto Vicariato. Il periodo del suo governo episcopale fu tra i più difficili e tormentati della storia missionaria cinese per le forti ostilità sociali e politiche, con un popolo stremato e decimato dalla fame, calamità e epidemie di colera. Le tante fatiche minarono il fisico di Mons. Ricci, che invece di tornare in Italia per cure e riposo, scelse di restare in convento per continuare ad insegnare. Raggiunto da guerriglieri rivoluzionari, semiparalizzato e quasi cieco, venne fatto prigioniero e costretto, al seguito di bande armate, ad estenuanti marce forzate, sotto il sole cocente o piogge furiose, divorato dalla fame e dalla sete. Percosso ed offeso nello spirito e nel fisico, non ebbe mai momenti di cedimento e conservò cristianamente dignità e Fede. Quando fu ormai prossimo alla fine, venne rilasciato. Morì poco dopo, avendo parole di pace e perdono per tutti.

Chiesa di Colcellalto (Sestino)

La Pro Loco di Badia Tedalda, impegnata nella conoscenza e nella valorizzazione del territorio,  orgogliosa di questo suo concittadino, si è attivata per ricordarne la memoria e far emergere il suo impegno pastorale ed il martirio. Durante l’elaborazione di una biografia del martire, tra le carte d’archivio, ecco comparire notizie del dipinto della Madonna del Conforto che si trovava nella chiesa di Montelabreve.  Da quel momento la Pro Loco ha iniziato un’accurata ricerca del quadro, è riuscita a recuperarlo e ha sollecitato il Comitato Parrocchiale che lo ha fatto restaurare. È un’opera di pregevole fattura, commissionata nel 1819 da don Lazzerini, che raffigura La Madonna del Conforto con S. Martino e altri Santi. Dai racconti di testimoni, è emerso che Mons. Ermenegildo, durante i suoi rari e brevi ritorni a Montelabreve, non mancava di pregare devotamente dinanzi al dipinto.

La grandiosità della figura del martire è stata evidenziata dalla Pro Loco con la pubblicazione della sua biografia; con una mostra itinerante in suo onore a Badia Tedalda, ad Arezzo e alla Verna; con una solenne celebrazione religiosa, presieduta dal Vescovo di Arezzo, Mons. Gualtiero Bassetti, oggi Cardinale e Presidente della CEI, ed ora con l’accurato restauro del quadro (commissionato dal Comitato Parrocchiale alla restauratrice Stefania Bernardini) tanto venerato da Mons. Ricci. Con la ricchezza del suo passato, Montelabreve continua a vivere, e non solo nel cuore di quanti lo hanno dovuto lasciare. Oggi è un faro di luce che splende fra i monti. La luce della Fede vissuta concretamente, che ha generato e donato amore e carità cristiana. Una luce che non tramonta.

Marta Bonaccini

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