Montebotolino

A rimirarlo, anno sopr’anno, porge
primavere più nuove, sorprendenti
colori tra le guance
scavate a neve e a sole fumigate.
All’appello, è pur strano il “Botolino”:

un monte a mille tacche
sopra conchiglie di perduto mare.
Sull’erto sovrastante
s’agghindano murate
pietre alla calce avvinte, a figurare
su la snella fiumara sottostante,
giù giù che sbianca, la Marecchia chiara,

svenata giusto da fresca sorgiva.
Pietre alla calce strette
tra vicoletti smilzi,
con ricoveri aviti
sotto contigui tetti
di grigia lastra orditi.
Pietre che serban voci
di gente un tempo viva,
che nel suo sacco la Miseria univa:
i montanari, numerosi e tesi
a non tradir la fede che annidava
nel sostegno che l’uno all’altro dava.
V’era un murmure lento d’orazione,

in quotidian flottante, e consolava
ciascuno nel travaglio del campare
e più quel vecchio, in canto al focolare.
Preghiera pian levata, ne la chiesa,
al S. Tommaso in dubbio e ch’ era tesa,
con il levato coro, a far cessare
dell’adottato Santo il vacillare.
Di poi, quel Santo incredulo e stupito
ha visto la sua gente evanescente
e l’ orazioni ad una ad una spente.

Nel segno del levato santo dito
ora anche in me, feroce, il dubbio morde:
– Il Montebotolino ormai si perde?

Piero Badii

Immagine in copertina: Montebotolino di Mario Bonaccini

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