Le manifestazioni rupestri della Valmarecchia – parte seconda

Il caso dell’Alpe della Luna

Quello delle vasche rupestri è un fenomeno che, oltre al territorio Marecchiese, coinvolge molte parti del territorio italiano, dalle Alpi fino alla Puglia, con una frequenza maggiore nell’Italia centro-meridionale e la Sardegna. Negli ultimi tempi, a livello nazionale l’attenzione prestata per questo genere di monumenti ha avuto un notevole incremento: studiosi e ricercatori infatti, attraverso studi basati principalmente sulle fonti antiche, hanno cercato una soluzione interpretativa e quindi una definizione crono-funzionale esauriente, che però, tranne in rarissimi casi, rimane ancora non del tutto definita.  In relazione agli utilizzi, inoltre, è utile sottolineare che una stessa vasca rupestre sia stata riutilizzata nel tempo per scopi diversi, anche del tutto differenti da quello per la quale era stata costruita in origine. Gli ultimi utilizzi (o credenze) risalenti ai giorni nostri, di probabile reminiscenza antica riferita a riti cultuali, in molti casi hanno portato le tradizioni locali a considerarle come luoghi curativi e salutari. Molto spesso per questi usi si è fatto ricorso a culti legati ai Santi, per i quali alcune vasche vengono denominate “Letti”, abbinati al nome di un Santo (Letto di San Marco – Villagrande di Montecopiolo, Letto di San Paolo – Maiolo, ecc.).

Ingresso della Grotta della Tabussa

L’Alta Valmarecchia presenta un numero non ancora definito di manufatti, a causa delle continue segnalazioni o scoperte di nuovi esemplari; non ultimo il caso interessante del Monte Fotogno, nel comune di San Leo, con la presenza di almeno quattro vasche rupestri. Anche per questi, come per tutti gli altri esempi Marecchiesi, l’interpretazione cronologica e funzionale è solo ipotizzabile e diversa per ogni esemplare, in base sia alla struttura che al contesto geografico-ambientale in cui si trovano. Il caso più emblematico è sicuramente quello della Riserva Naturale Regionale dell’Alpe della Luna, che custodisce nel suo territorio uno straordinario esemplare di vasca singola. All’interno della Grotta della Tabussa, sita in località Monterano di Badia Tedalda (AR), in un masso sagomato a forma di parallelepipedo, (lungo 1,40 m, alto 0,58 m e profondo 0,50 m) è stata scolpita una vasca litica, con un incavo di forma rettangolare.

Posta subito dopo l’ingresso della grotta, la vasca si trova proprio sotto una sorgente, dalla quale sgorga continuamente acqua, che dopo un breve percorso verticale lungo la parete, viene raccolta proprio nell’incavo del manufatto, nonostante abbia una profondità molto limitata, non superiore ai 10 cm.

Foglia ricoperta dal calcare sotto la vasca rupestre

Il continuo scorrere dell’acqua ha formato una concrezione calcarea dall’aspetto mammellonare, molto suggestiva e spettacolare. La vasca stessa sembra ricoperta da una sorta di pellicola protettiva, costituita sempre dal calcare depositatosi su di essa con lo scorrere dell’acqua, che tracima continuamente e bagna l’intero masso. La mancanza di tradizioni orali sulla vasca, non offrono possibilità di effettuare ipotesi di utilizzo, sebbene il carattere monumentale e la cura con cui è stata ricavata, oltre a ricondurla ad un’epoca relativamente recente, testimonia un utilizzo non espressamente funzionale. Ipotesi confermata dal tipo di lavorazione, con sagomatura del masso e i bordi molto ben definiti, diversamente da alcuni degli esemplari Marecchiesi, che mostrano una lavorazione riferibile ad epoche antiche. In attesa di eventuali notizie o ricerche future, il contesto ambientale e la struttura non permette una definizione funzionale certa della vasca della Tabussa, se non quella della raccolta delle acque sorgive della grotta. Nuove ricerche e scoperte riguardanti  questo esemplare, come per le altre vasche rupestri della Valmarecchia, forniranno sicuramente un nuovo tassello importante sulla storia del territorio.

Massimiliano Battistini

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