I sentieri storici di Badia Tedalda

Il territorio di Badia Tedalda ha una morfologia complessa, difficile da interpretare per un escursionista. Solo oltre il Passo di Viamaggio la dorsale appenninica dimostra un chiaro ordine delle cose, con il Tevere che corre da nord a sud e riceve le acque di tutti i torrenti che scendono dall’Alpe della Luna e dal Monte Zucca. Di conseguenza le valli secondarie e i crinali sono quasi tutti orientati verso la profonda e ampia Val Tiberina.

Panorama sull’Alpe

Al di qua dell’Alpe invece, in territorio badiale, la valle più importante è quella del fiume Marecchia il quale, nascendo da un ampio bacino delimitato dal crinale tra il M.  Zucca e il Poggio Tre Vescovi, inizia con un’ampia curva, scendendo dapprima verso Sud Est, poi verso Est e ancora verso Nord prima di orientarsi definitivamente a Nord Est per raggiungere Rimini e l’Adriatico.

Come se non bastasse, il suo principale affluente è il Presale che con i suoi rami sorgivi dal M. dei Frati scende verso Nord per fondersi nel Marecchia al Ranco. Non dimentichiamo poi che del territorio fa parte anche la Valle dell’Auro che nasce dal M. Maggiore e scende verso Nord Est, poi a Gorgoscura riceve il suo più importante affluente che viene da Nord, dal crinale tra Poggio Monterano e M. Bello, per andare insieme ad Est e confluire nel Meta a Borgo Pace proseguendo infine verso Fano.

Gli innumerevoli fossi e crinali che scendono verso i tre fiumi principali hanno quindi tutte le direzioni del quadrante, creando un vero e proprio caos geomorfologico per chi immagina una viabilità lineare e ovvia che segua prevalentemente i fondovalle.

Eppure le tracce del passato ci indicano che fin dalla storia più antica il nostro territorio era attraversato da pastori transumanti, da legionari romani, da longobardi, da pellegrini e da una moltitudine di uomini e merci che dal medioevo in poi la montagna appenninica ha guidato fino ai giorni nostri.

Carbonaia

In passato gli inverni erano molto più duri e le precipitazioni molto più copiose quindi, con una morfologia così complessa, in un terreno in cui il deflusso dell’acqua meteorica è prevalentemente superficiale, i fiumi più grandi con le loro piene improvvise, non sono mai stati così affidabili per le vie di comunicazione. I fondovalle, incassati fra ripidi pendii continuamente a rischio di imboscate dei briganti, erano riferimenti da tenere laggiù a debita distanza, da attraversare semmai in periodi buoni e in luoghi protetti. I crinali invece e le mulattiere nascoste nel bosco ricavate sui pendii sono stati i veri “ponti” per il transito delle genti attraverso i monti e lo scambio delle merci.

Dal 208 a.c. quando venne fatta costruire la strada militare romana nota come Via Ariminensis, attraverso tutto il Medio Evo fino al XIX secolo, l’Appennino è stato percorso secondo questo criterio lasciandoci tracce indelebili, tanto che gran parte dei percorsi sono tutt’ora fruibili e la viabilità moderna si è spesso sovrapposta a quella antica.

Segnaletica “Sentieri storici locali”

Proprio durante il Medio Evo infatti, la nostra montagna ha iniziato gradualmente a popolarsi, fin dall’anno Mille, prima intorno alle abbazie benedettine, poi ai numerosi castelli e borghi fortificati che corrispondono alle attuali frazioni comunali, da Cicognaia a Montelabreve e Acquaviva, da Montefortino a Pratieghi. Da allora, le comunità residenti hanno sfruttato la foresta, coltivato i campi e allevato il bestiame, mantenendo stretti contatti commerciali e culturali fra loro e con le città vicine utilizzando sentieri, mulattiere e strade minori fino allo sviluppo della motorizzazione. Le pietre a secco dei muretti che delimitano i tratturi e i resti dei lastricati ancora visibili sono i testimoni dell’operosità e della perizia espressa dagli uomini nel corso dei secoli.

Trebbiatura

Le nostre ricerche, iniziate alcuni anni fa, ci hanno consentito di ricostruire gran parte della viabilità antica e nel 2018 abbiamo reso fruibili e segnalato sette percorsi tematici che coprono gran parte del territorio comunale, le cui descrizioni complete e le tracce gps sono scaricabili dal sito web della Pro Loco. La riscoperta di altri tracciati è tutt’ora in corso.

Affresco di Palazzo dei Monaci, in località Viamaggio. Oggi conservato presso il Museo Civico di Sansepolcro

Il lavoro di manutenzione annuale è, per adesso, affidato al volontariato di pochi appassionati e sono ancora tanti i progetti di valorizzazione, quindi chiediamo la collaborazione di tutti coloro che frequentano i nostri sentieri, con la segnalazione di eventuali interruzioni o degrado della segnaletica e perchè no, di qualche ora del proprio tempo per aiutarci a mantenerli fruibili.

SENTIERI STORICI LOCALI

SENTIERO BT1 – La via Ariminensis

Questo sentiero ci fa percorrere il tratto importante della strada romana che dal crinale di Badia Tedalda scendeva alla confluenza del Marecchia e del Presale, per seguire poi il corso della valle fino a Rimini. Inizia dal capoluogo e attraversa i borghi di Mondatio e del Ranco .

SENTIERO BT2 – La Madonna del Presale

Poco dopo la partenza nella vallata del Presale troviamo il Santuario risalente al XII sec. della Madonna del Presale, che faceva parte di un antico castellare. L’itinerario raggiunge il Poggio di Monterano con i resti delle postazioni della Linea Gotica, poi Risecco e Poggio Baroni, alpeggi abitati fino a pochi decenni fa.

SENTIERO BT3 – Il Palazzo dei Monaci

Dalla fattoria di Viamaggio al Palazzo dei Monaci che, sebbene ormai ridotto a rudere, è un sito di grande suggestione. Dall’XI sec ha accolto monaci benedettini da tutta Europa, che qui lavoravano come amanuensi. Per la sua posizione, però, svolse anche funzioni di hospitale. Nella parete centrale sono ancora visibili i resti del lavoro per l’asportazione dell’affresco della Madonna in trono fra i Santi, risalente al XIV secolo conservato oggi al Museo Civico di Sansepolcro.

SENTIERO BT4 – La via del ponte

Questo itinerario ripercorre due importanti collegamenti tra le due vie maestre che attraversavano il territorio di Badia Tedalda: la “via di Frassineto” e la “via Major Ariminensis”.

Ci porta a visitare i luoghi sacri più antichi, i resti del ponte romano, l’ambiente fluviale del Marecchia e i suoi borghi più caratteristici: Fresciano, Rofelle, Montebotolino,Tramarecchia.

SENTIERO BT5 – Sentiero dei Castelli

Sulla cima di Montelabreve ci sono ancora i resti della Rocca di Montelabreve indicata nelle cronache del 1406. Da M. Bello è possibile effettuare una deviazione (30 min. a/r) per l’ Oratorio della Colubraia e in località Montefortino si eleva dal crinale una piccola sommità sede di una Rocca voluta da Enrico VII di Lussemburgo citato fin dal 1223. Ora i pochi resti sono sommersi dalla vegetazione.

SENTIERO BT6 – La via romea e la via dei contrabbandieri

La valle di Gorgascura e la sua pista isolata è nota come “la via dei contrabbandieri” perché è stata usata per decenni, fino all’inizio della IIa Guerra Mondiale, dai contrabbandieri che trasportavano “a spalla” attraverso lo Sbocco del Bucine, il sale dalla Romagna e il tabacco dalla Valtiberina evitando i dazi. Con la recente riapertura del tratto Montelabreve – Gorgascura già nota come la Via Romea che collegava Rimini a Sansepolcro, è oggi un itinerario di grande interesse storico e naturalistico.

SENTIERO BT7 – Il cammino di San Francesco

Il segmento di percorso compreso tra Pratieghi e Valdazze è anch’essa una strada molto antica, di collegamento tra la Romagna e la Val Tiberina percorsa da San Francesco e poi da tutti i pellegrini che dalla costa adriatica si recavano al Santuario della Verna. Dopo Valdazze, lasciata la strada provinciale, ci si immette nel tratturo che scende prima ad Arsicci e poi a Caprile sul tracciato romano della via di Frassineto.

Andrea Meschini e Doriano Pela

Pro Loco Badia Tedalda

2 pensieri su “I sentieri storici di Badia Tedalda

    1. In effetti così era nelle carte leopoldine (1772-1784), oggi nella cartografia ufficiale però così non è. Il torrente che scende da Gorgoscura si chiama sempre Meta, ma l’affluente che conferisce il nome unico di Metauro è considerato quello che scende da Lamoli. Sarebbe interessante trovare documentazione che motivi e attesti queste modifiche cartografiche. Sicuramente un pezzo di storia importantissimo per questi luoghi.

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