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Il complesso normativo della Rete Escursionistica Toscana

Il lavoro di riqualificazione e sistemazione della sentieristica iniziato nel 2018, di cui vi abbiamo parlato nel precedente articolo, ha previsto un impegno non soltanto dal punto di vista di ricerca storica ma anche da un punto di vista di rispetto delle normative che riguardano la segnaletica dei percorsi escursionistici.  Secondo l’art. 1 della L. R. n. 17/1998 “La Regione Toscana, nell’ambito delle azioni tese alla conoscenza, valorizzazione e tutela del proprio patrimonio ambientale, delle tradizioni locali e dei caratteri culturali e storici del paesaggio toscano, favorisce lo sviluppo dell’attività escursionistica quale mezzo per realizzare un rapporto equilibrato con l’ambiente e per sostenere uno sviluppo turistico compatibile, promuovere il recupero della viabilità storica, la realizzazione della rete escursionistica e dei sentieri, nonché la realizzazione di attrezzature correlate.” A tal proposito, detta una serie di direttive che regolamentino e disciplinino la segnaletica e la manutenzione dei sentieri, poiché una qualificata rete escursionistica contribuisce notevolmente alla conoscenza, alla valorizzazione e alla tutela del patrimonio ambientale, della storia, della cultura e delle tradizioni locali. Si tratta per lo più di accorgimenti non particolarmente complessi ma la cui valenza acquista notevole rilevanza sia per la migliore valutazione dell’ambiente, sia per un’efficace forma di informazione dell’utenza. In particolare fornisce un supporto per:

  • la progettazione di una nuova rete sentieristica, sottolineandone gli obiettivi e le finalità;
  • l’individuazione dei sentieri, le modalità di numerazione, la loro lunghezza e i tempi di percorrenza;
  • la tenuta del Catasto e le informazioni che deve contenere dovendo assolvere anche ad una funzione di consultazione;
  • l’apposizione della segnaletica lungo il percorso e negli incroci e relativa manutenzione.

Partendo dalla definizione di sentiero che si rinviene all’art. 3, comma primo n. 48 del Codice della Strada “Sentiero (o mulattiera o tratturo) strada a fondo naturale formatasi per effetto del passaggio di pedoni e di animale” si distinguono diverse tipologie (da Regione Toscana, Diritti Valori Innovazione Sostenibilità, Rete escursionistica: pianificazione, segnaletica, manutenzione):

  1. Sentiero escursionistico: sentiero privo di difficoltà tecniche che corrisponde in gran parte a mulattiere realizzate per scopi agro-silvo-pastorali, militari o a sentieri di accesso a rifugi o di collegamento fra valli. E’ il tipo di sentiero maggiormente presente sul territorio, più frequentato e rappresenta il 75% degli itinerari della rete sentieristica organizzata. (Nella scala delle difficoltà escursionistiche è classificato “E”: itinerario escursionistico privo di difficoltà tecniche, ma di livello medio, poiché spesso richiede una buona resistenza fisica ed un allenamento di base in funzione del dislivello del percorso);
  2. Sentiero alpinistico: sentiero che si sviluppa in zone impervie con passaggi che richiedono all’escursionista una buona conoscenza della montagna, tecnica di base ed un equipaggiamento adeguato. Corrisponde generalmente a un itinerario di traversata nella montagna medio-alta e può presentare dei tratti attrezzati – sentiero attrezzato – con infissi (funi, corrimano e brevi scale) che però non snaturano la continuità del percorso. (Nella scala di difficoltà è classificato “EE” – itinerario per escursionisti esperti);
  3. Via ferrata o attrezzata: itinerario che conduce l’alpinista su pareti rocciose o su aeree creste e cenge, preventivamente attrezzate con funi e/o scale senza le quali il procedere costituirebbe una vera e propria arrampicata. Richiede adeguata preparazione ed attrezzatura quale casco, imbrago e dissipatore. (Nella scala di difficoltà è classificato “EEA” – itinerario per escursionisti esperti con attrezzatura);
  4. Sentiero turistico: itinerario di ambito locale su carrarecce, mulattiere o evidenti sentieri. Si sviluppa nelle immediate vicinanze di paesi, località turistica, vie di comunicazione e riveste particolare interesse per passeggiate facili di tipo culturale o turistico-ricreativo. (Nella scala di difficoltà è classificato “T” – itinerario escursionistico-turistico);
  5. Sentiero storico: itinerario escursionistico che ripercorre “antiche vie” con finalità di stimolo alla conoscenza e valorizzazione storica dei luoghi visitati. (Generalmente non presenta difficoltà tecniche ed è classificato “T” oppure “E”);
  6. Sentiero tematico: è un itinerario a tema prevalente (naturalistico, geologico, storico, religioso) di chiaro scopo didattico-formativo. Usualmente attrezzato con apposita tabellatura e punti predisposti per l’osservazione, è comunemente adatto anche all’escursionista inesperto e si sviluppa in aree limitate e ben servite (entro Parchi o Riserve). (Generalmente è breve e privo di difficoltà tecniche – T oppure E).

L’escursionista interessato all’Alpe della Luna si troverà ad affrontare i sentieri definiti escursionistici e alpinistici (con livello di difficoltà “E” o “EE”) anche trattandosi di sentieri storici o tematici.

Una efficiente rete sentieristica deve essere progettata, dunque, con una visione d’insieme del territorio e delle problematiche connesse alla gestione dei sentieri, volta ad evitare dispersioni di energie e di risorse o danni all’ambiente. Gli obiettivi generali da perseguire nella progettazione di una rete sentieristica, in estrema sintesi sono:

  1. il recupero della viabilità pedonale e storica;
  2. la frequentazione in sicurezza degli ambienti montani e naturalistici (con riferimento soprattutto all’escursionista occasionale, ai gruppi e a chi non conosce a fondo un territorio);
  3. la diffusione di forme di turismo sostenibile, a basso o bassissimo impatto ambientale, per favorire le economie delle aree montane disagiate ma che conservano buoni valori di tradizione e che sono caratterizzati da paesaggi ancora integri;
  4. il rispetto di aree con particolari fragilità naturalistica, paesaggistica e storica, attraverso l’attenta selezione dei sentieri;
  5. la conoscenza e la conseguente valorizzazione degli immensi bacini culturali cosiddetti minori, presenti nelle montagne italiane;
  6. il riequilibrio della distribuzione geografica dei bacini escursionistici regionali;
  7. altra buona ragione per pianificare i sentieri in una rete organizzata è ufficializzarne i passaggi per sottrarli al fenomeno della privatizzazione del territorio che, specie in aree a forte pressione urbanistica, è assai diffuso e di fatto scoraggia e limita fortemente la possibilità di movimento pedonale sulla viabilità minore e nel territorio stesso.

Queste alcune delle linee guida (escludendo tutta la disciplina inerente alla segnaletica verticale ed orizzontale dei sentieri e relativa tabellazione) dettate dalla Regione Toscana per un buon funzionamento della R. E. T.

A tutti un buon, sicuro e consapevole cammino!

Medelin Rossi

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