Una Badia ai confini della Toscana

“Nemo profeta in patria” recitava un adagio del tempo dei Romani, ma purtroppo devo ovviare l’inconveniente perché mi trovo a scrivere del mio paese. E’ tuttavia una cosa che mi affascina, perché ho finalmente trovato un’occasione per raccontare agli altri i motivi che mi legano alla mia terra che per me è praticamente un paradiso.

E’ l’ultimo baluardo della Toscana verso la Romagna e le Marche, tanto che una parte del territorio, si trova completamente immersa nella prima regione a costituire una vera e propria isola. La toscanità di Badia Tedalda comunque non si discute; don Amedeo Potito, studioso di storia locale e parroco dell’isola toscana in terra di Romagna (prima Marche), diceva che “l’affezione per la Toscana si era radicata al tempo dei Medici, i quali appena acquistato il territorio, lo ripulirono da banditi, briganti e rapinatori, appiccando i plebei e decapitando i nobili, con giusta considerazione per il rispettivo rango”.

Badia è dunque Toscana e di questo da sempre va fiera. Basta infatti passare da queste parti per capire che la gente qui il toscano lo parla sul serio, senza dialetti, rafforzato solo da una influenza maremmana conseguenza delle transumanze che nei tempi passati portò le nostre genti, stagionalmente, in quelle terre per poter sopravvivere.

L’aria della storia e della toscanità si respira in molte delle località di questo territorio ed un esempio interessante è Montebotolino, castello nobile del contado badiale, oggi disabitato dove il tempo sembra si sia fermato. Il paese fantasma si staglia sopra uno sperone di roccia prospiciente una rupe profondissima chiamata “il paradiso”. Su questo piccolo borgo si possono scoprire tante storie di persone che qui hanno vissuto per secoli con arguzia e spirito di sacrificio. Storie di cui Badia è ricca. Mille se ne potrebbero raccontare e mille sono anche i tesori da scoprire in questo territorio, come ad esempio la “Buca della Tabussa” ai piedi dell’Alpe della Luna, ricovero di briganti e rifugio di gente costretta a vivere tra monti e boschi: quanti racconti nelle lunghe sere d’inverno, su questo luogo selvaggio che desta orrore solo a nominarlo! Si raccontavano le vicende del Papa di Tassinaio o si davano informazioni sulle prodezze dello stregone Gambetti di Monterotondo, storie di luoghi e storie di gente vissuta lì, dove ancora oggi è possibile sostare per una meditazione o per una riflessione sui tempi che furono. Oggi si può visitare e rimanere affascinati dalle stalattiti di questa grotta che pendono dal soffitto e rilassati dalle goccioline di acqua che cadendo scandiscono un tempo che qui scorre lentamente da secoli.

Subito dopo il Passo di Viamaggio, sulla strada che sale da Sansepolcro, un altro esempio. In un bosco secolare di faggio che costeggia la strada, si trova un manufatto in muratura a secco a mò di bolgia infernale chiamato “ghiacciaia”. Questa costruzione è la testimonianza di quando le popolazioni della zona conservavano la neve, non certo per confezionare i sorbetti ma per preservare i cibi e forse per curare le polmoniti.

Sono anche questi come molti altri tesori, spesso nascosti e poco conosciuti, che ti fanno capire come Badia sia fatta di storie di uomini, stranamente rimasti qui quasi come nel medioevo. Se si percorre questa terra, di frazione in frazione, si potrà sempre avere la possibilità di incontrare gente schietta, che si ferma volentieri a parlare, che offre ospitalità e, spesso, una fetta fumante di “pancristiano” come facevano ai tempi dei pellegrini, che percorrevano la via Romea che da qui passava per congiungere il nord con la Città Santa. Tutto quanto abbiamo velocemente raccontato è senza dubbio testimonianza di toscanità.

Augusto Tocci

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