I miei pensieri al tempo del Coronavirus

Badia Tedalda, 21 Aprile 2020

Da oltre un mese sono in quarantena, costretta come tutti i miei concittadini a rimanere in casa, senza poter uscire, perché in pochissimi giorni si è diffusa una pandemia che ha colpito tutto il mondo. Il virus è partito dalla Cina ma non è ancora chiaro come si sia originato; forse un giorno lo sapranno i nostri nipoti ma noi non ne verremo mai a conoscenza. Dopo circa due mesi dall’esplosione di questa maledetta epidemia, i contagi nel mondo ad oggi sono 2.600.000, i morti 183.000 di cui 25.549 in Italia. Ancora non vediamo la luce in fondo al tunnel. Da qui la nostra “prigionia”. Il mio amato piccolo paesino, Badia Tedalda, che a parer mio doveva essere una piccola isola felice, in pochi giorni è stato colpito in modo inaspettato.

Morti, positivi al virus, strade deserte e gente rintanata in casa. Ci è concesso uscire solo per esigenze motivate, come fare la spesa, andare in farmacia o per motivi di salute, ma indossando guanti e mascherina. Il mio comune e i commercianti hanno comunque provveduto alle consegne a domicilio. E’ molto difficile per una generazione abituata alla libertà assoluta, all’aperitivo, alle passeggiate, alle uscute fra giovani, ai ritrovi in famiglia cambiare del tutto la propria vita, le proprie abitudini e in molti casi non poter vedere i propri genitori, figli, familiari. In un primo momento alcune persone hanno fatto fatica ad accettare imposizioni e sacrifici che intaccavano la loro libertà. Intanto un numero impressionante di persone hanno iniziato a morire, sole, senza l’affetto e la vicinanza dei loro cari. Nei cimiteri non c’erano più posti, le salme venivano portate lontano dalla loro città; nessuno potrà dimenticare le immagini dei camion dell’esercito che trasportavano i morti per cremarli. In questo periodo sembra di essere in un girone dell’inferno di Dante. E pensare che siamo in un mondo così avanti con la chirurgia, la medicina e la tecnologia. Chi avrebbe mai detto che l’uomo sarebbe stato messo in ginocchio da un virus venuto così da lontano? Cose impensabili e da fantascienza avremmo detto fino a qualche mese fa. Io penso che l’uomo debba ridimensionare un po’ i suoi esperimenti e noi tutti rispettare la natura che ci è stata regalata bella pulita, con panorami incantevoli e diversi: mare montagna, flora e fauna da conservare e rispettare per poterne godere noi e le generazioni future. Noi anziani, più abituati a qualche sacrificio, anzi, a volte a grandi sacrifici, siamo stati più ubbidienti; ci siamo chiusi in casa. Comunichiamo con figli e nipoti tramite videochiamate e questo ci basta. Almeno per me è stato così! In questo periodo così buio è arrivato il mio compleanno. I miei figli volevano farmi una bella festa perché il 20 aprile avrei compiuto 90 anni. Ma non è stato possibile e così ho festeggiato da sola ma non senza nostalgia dei miei figli, nipoti e il mio amato coro. Ero sola ma ho ricevuto tanti affettuosi messaggi di auguri da familiari e amici; ho ricevuto fiori e dolce e così ho apparecchiato la tavola e ho brindato a me e alla rinascita! Poi ho passato il pomeriggio davanti al camino con un grande fuoco che mi ha fatto compagnia e con il mio computer per essere a contatto con parenti e amici.

Pasquina Milli

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