Smart working e qualità della vita

Ormai dobbiamo rassegnarci all’uso di questo bizzarro anglismo per indicare il lavoro fatto a distanza con l’uso del computer e dei collegamenti telematici.

In sostanza si tratta di una grande trasformazione per il mondo del lavoro e il sistema di vita dei lavoratori, forse più rilevante della rivoluzione industriale del secolo scorso. E’ anche una grande opportunità per il rilancio dei borghi e dei comuni montani del nostro paese che hanno subito uno spopolamento devastante negli ultimi 60-70 anni. E’ su questo punto che vorrei soffermarmi.

Con lo sviluppo dell’informatica e della telematica, molte attività di lavoro possono essere svolte senza che sia necessaria la presenza fisica del lavoratore nella sede dell’azienda o dell’ufficio. Sono possibili  contatti a distanza fra gli operatori, anche in conferenza, con un completo scambio di informazioni da consentire il lavoro di gruppo e la gestione organizzativa.

 Questo avviene non solo per attività di studio, culturali o legate all’amministrazione pubblica,  ma anche per quelle relative ai processi industriali.

Nel settore industriale c’è stato negli ultimi decenni un cambiamento radicale dei processi di progettazione e produzione, non solo per la crescente automazione ma come impostazione metodologica. L’automazione della produzione di serie, cioè la sostituzione del lavoro manuale con le macchine, comporta un grosso lavoro di progettazione del prodotto e del processo. Aumenta il lavoro qualificato, fatto al computer e si riduce drasticamente quello, meno qualificato e ripetitivo, associato alla produzione di serie da eseguire in fabbrica.

Cesare Capuani in smart working a Badia Tedalda

Il lavoro qualificato in gran parte può essere fatto a distanza. E’ stato valutato lo scorso anno, prima della pandemia da covid-19,  che nelle aziende a tecnologia avanzata, la quota di lavoro che può essere fatta a distanza è più del 40% in termini di ore lavorate e addirittura si avvicina al 100% nelle società di informatica multinazionali dove tutti i contatti si svolgono on-line. La pandemia ha dato una grossa spinta a questa tendenza.

Nei decenni passati, la necessità per i lavoratori di raggiungere ogni giorno il posto di lavoro ha portato a una concentrazione di abitanti nelle grandi città soprattutto nelle periferie che sono sempre più oppresse dal traffico e  inquinate.

Il lavoro a distanza e la conseguente riduzione degli spostamenti giornalieri presenta dei grossi vantaggi  per i singoli lavoratori e per la comunità. E’ possibile risiedere in luoghi dove la qualità della vita è migliore, svolgendo lo stesso tipo di lavoro e mantenere i collegamenti culturali e di aggiornamento tecnico praticamente con tutto il mondo. Le conseguenze dell’eliminazione degli spostamenti giornalieri, per andare al lavoro, sono più tempo libero per le persone e, per la comunità, un importante risparmio energetico e riduzione dell’inquinamento.

Caterina Santucci in didattica a distanza a Badia Tedalda

 Ecco una grande opportunità per i borghi di provincia e le zone che si sono  drammaticamente spopolate nel secondo dopoguerra.

 La fuga dalle campagne e dai relativi capoluoghi, negli anni 50 e 60, è avvenuta per la mancanza di lavoro adeguatamente retribuito e per una situazione sociale arretrata.  Si consideri che in agricoltura persistevano istituti di origine medioevale, come la mezzadria, che comportavano rapporti di sudditanza fra proprietari e contadini.

I giovani di allora se ne sono andati certamente per mancanza di prospettive di miglioramento economico ma anche nella speranza di riscatto sociale.

Io spero in un flusso al contrario di giovani qualificati, che scelgono di abbandonare le orribili periferie delle grandi città e di trasferirsi a fare lo “smart working” anche nella nostra zona, dove c’è una bella natura, un ambiente non contaminato e, cosa che non guasta, una tradizione di buona cucina.

In questo giornale si sono avute testimonianze di apprezzamento della qualità della vita nel comune di Badia, da parte di famiglie di nuova residenza provenienti anche da lontano e di culture diverse.

Questo flusso centrifugo dalle città già avviene in varie parti di Europa. Per esempio nel nord-est della Francia, dove c’è un forte radicamento della popolazione al territorio, risiedono in provincia molti professionisti, alcuni dei quali dividono il loro tempo fra l’informatica e la coltivazione dei prodotti tipici della zona.

Eleonora Brilli in smart working a Badia Tedalda

Anche in Italia sono in corso varie iniziative. Senza andare  lontano, cito il comune di Santa Fiora, sul Monte Amiata, che ha avviato una serie iniziative per favorire questi trasferimenti e ha l’ambizione di diventare il primo “smart- village” d’Italia. Invece in alcuni  comuni montani delle Marche, hanno programmato l’allestimento di piccoli centri di diagnostica a distanza, per l’assistenza medica degli anziani, senza dover andare in ospedale.

Tutto questo è possibile anche nel comune di Badia Tedalda in un futuro  prossimo. Tecnicamente la prima cosa che serve è un’infrastruttura telematica a banda larga, per una veloce e affidabile trasmissione dei dati. Successivamente, se il numero dei nuovi residenti dovesse essere consistente, occorrerà anche migliorare i servizi locali per le famiglie.

Su questo settore tecnologico sono stati programmati, per i prossimi anni, grossi investimenti dall’Unione Europea. Non a caso le tre “parole magiche”, per sintetizzare gli obiettivi dei fondi denominati “Next Generation EU” sono: informatizzazione, transizione ecologica, coesione sociale.

Le amministrazioni dei comuni collinari e montani devono riuscire a far inserire il proprio territorio nei programmi di istallazione di infrastrutture telematiche.

Questa è un’occasione formidabile e probabilmente irripetibile.

In conclusione la mia utopia è lo sviluppo, nella nostra zona, di una comunità moderna, formata da persone qualificate, che possa anche assorbire alcune tradizioni locali e gli aspetti migliori del sistema di vita della nostra gente nel passato, di cui io ho una particolare nostalgia. Mi riferisco ad una comunità  dove la solidarietà e la partecipazione ai problemi degli altri non erano solo espressione di buoni sentimenti ma una pratica quotidiana. Un’abitudine derivata da una cultura di vita consolidata nei secoli.

Pietro Maccari (Vadero)

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