Notizie dal Parco Storico della Linea Gotica

Il Parco cresce, nonostante tutto.

In un periodo come questo, in cui il presente ha incognite e timori così grandi e misteriosi che ci impedisce di fare il benché minimo progetto per il futuro, il passato è forse l’unica certezza. Vi troveremo sempre, se non le soluzioni per il presente, fatti e persone che ci insegnano a non commettere di nuovo alcuni errori.

Il nostro Parco Storico nasce per questo e sta dando da anni il suo modesto contributo a mantener viva la memoria di un periodo che ha lasciato segni indelebili e che, anche se a molti non sembra, ha condizionato e condiziona ancora il nostro presente. E se andassimo, di poco, più indietro nel tempo, scopriremmo pure che ciò che viviamo ora è già accaduto… ma questa è un’altra storia.

Torniamo ai giorni nostri. Era l’inizio dell’estate, dopo la primavera più strana della nostra vita. Avevamo voglia di stare all’aperto, di girare le nostre montagne, di verificare che i sentieri fossero buoni, che i resti della Linea Gotica fossero ancora lì, dopo più di 70 inverni.

Ricostruzione di una casamatta nel Parco della Memoria

Ma i siti più importanti del Parco erano pressoché irraggiungibili. I cantieri aperti per il lavoro del metanodotto ne stavano impedendo gradualmente l’accesso.

Il Monte Verde, anche se non compromesso come da progetto iniziale, era tagliato su due versanti dallo sterro per la posa della tubazione, sotto Monte Macchione un grande cantiere turbava anche i sogni e a Montebotolino lo stesso. I sentieri di accesso al Sasso di Cocchiola erano già chiusi.

Anche rispettando tutti i limiti dovuti dalle norme anti-contagio, le poche escursioni che forse avremmo potuto organizzare verso quei siti, dove si trova la maggior parte dei resti, erano impossibili.

Che fare? In tutta sincerità, il primo sentimento fu lo sconforto. Forse era meglio “andarsene al mare” in qualche spiaggia isolata ad aspettare la “seconda ondata”.

Invece per disperazione o per cocciutaggine abbiamo iniziato a cercare una via d’uscita dallo sconforto e non solo.

Postazione Linea Gotica

Tutto inizia con la scoperta della strada che poco oltre il canile comunale, sale su verso il Sasso di Cocchiola. La strada era lì da sempre, conosciuta dai proprietari dei poderi, dai boscaioli, dai cacciatori. Ma per noi era solo una traccia sulla mappa, che fino a quel momento non avevamo affatto preso in considerazione. Qualcuno ne aveva ripulito da poco l’imbocco dalla vegetazione, riportando alla vista i muretti a secco; salendo, poco prima di immettersi nella strada che proviene dalle Serrette e quindi nella ramificazione secondaria del metanodotto, diveniva sentiero e risaliva fino al Sasso, incuneandosi nel terreno rimasto libero, tra le reti arancioni delle recinzioni del cantiere. Era già qualcosa.

Il sentiero era aperto e facilmente percorribile, ma quel versante era per noi sconosciuto, come la strada. Allora, d’istinto, iniziamo come al solito a girovagare ai lati della traccia battuta e troviamo ben altro: prima i resti, quasi sommersi da detriti di frana, di due casematte semi interrate il cui accesso era delimitato da muretti a secco, e poco dopo, una grande “buca”, postazione di ricovero, circondata dai resti di piazzole d’osservazione e di tiro.

Postazione in cima a Poggio Masso a seguito dei lavori di ripristino

La situazione si è fatta interessante. Bilancio: avevamo la casamatta ricostruita nel Parco della Memoria, l’altra in cima a Poggio Masso il cui ripristino avevamo sempre rinviato, e i cippi in bronzo dei “Segmenti della Linea Gotica”; mentre il sentiero per il Sasso di Cocchiola che passa per il Poggio della Pulce, inutilizzabile per il cantiere, era ora degnamente sostituito da quello appena trovato. In ultimo, abbiamo scoperto che un tratto della vecchia strada che, a quei tempi, da Badia portava a Tramarecchia e Fresciano, era ancora percorribile fino a Serrette.

Lentamente si stava configurando tutto ciò che avevamo sempre desiderato per dare impulso al Parco Storico: avere a disposizione diverse tipologie di resti a poca distanza da Badia, raggiungibili senza prendere l’auto e con delle passeggiate non lunghe.

Stiamo allestendo quindi due nuovi sentieri didattici sulla Linea Gotica per collegare il tutto.

Entrambi partono dal Parco della Memoria; il primo, è un anello di circa un chilometro.

Passando per i cippi di bronzo che marcano un segmento di Linea Gotica, si incontra la casamatta ricostruita e si sale comodamente a Poggio Masso. Lassù abbiamo ripristinato una postazione, che era ormai mimetizzata nel bosco; a suo tempo, era destinata sicuramente a funzioni antiaeree, per la posizione strategica, a cavallo del crinale tra il Marecchia e il Presale, visto che intercettava perfettamente la rotta dei caccia-bombardieri alleati diretti a Rimini. Collegata a vista con gli altri insediamenti tedeschi del Poggio di Monterano, del Monte dei Frati, del Monte Botolino, del Sasso di Cocchiola, ecc. contribuiva a creare una maglia di tiro incrociato, micidiale per i piccoli aerei che volavano a quote non elevate.

Sulla cima, tagliati pochi rami degli alberi cresciuti nel frattempo, il panorama d’attorno si è aperto sui crinali all’orizzonte e si è creato un luogo non solo utile alla didattica della storia, ma anche una inusuale cartolina sul paese di Badia, e una piacevole passeggiata.

Scendendo poi verso Serrette, appena toccato l’asfalto si svolta subito a destra, per ritornare al punto di partenza sul breve tratto della vecchia strada per Fresciano ancora agibile, lungo la quale, durante il lavoro di ripulitura è riemersa un’altra sorpresa.

Postazione Linea Gotica

Il secondo anello invece, più esteso, una volta terminati i lavori del metanodotto, collegherà Poggio Masso con il Sasso di Cocchiola e il suo notevole insediamento in cima; si ritornerà poi a Badia per il nuovo sentiero che scende sulla strada di Tramarecchia e che tocca i due siti della Linea Gotica appena scoperti. Per ora quindi il Sasso di Cocchiola sarà raggiungibile soltanto salendo dalla strada di Tramarecchia e tornando per la stessa via.

Non abbiamo ancora concluso il lavoro, ma siamo a buon punto. Migliorato il tratto fino a Poggio Masso e risistemate le casematte, stiamo ora progettando l’area di partenza, la segnaletica e i cartelli descrittivi che saranno collocati nei vari siti. Con il tempo, miglioreremo ulteriormente il cammino con dei tratti di staccionata e alcune panchine per la sosta.

L’obiettivo finale è di rivitalizzare il Parco Storico della Linea Gotica e il Parco dedicato alla Memoria di tutti i caduti di Badia Tedalda nella Seconda Guerra Mondiale, inaugurato nel 2011 alla presenza di Bruno Vergni e Remigio Guelfi. Due reduci che, insieme a tutti coloro che ci hanno raccontato le loro storie personali, hanno contribuito a far crescere la nostra iniziativa.

Con i due sentieri che partono dalla lapide commemorativa inaugurata da Bruno e Remigio, vogliamo pertanto offrire l’opportunità di conoscere, camminando, i fatti e le circostanze legati a quel periodo storico. Così, insieme alla sala dedicata situata all’interno del Centro Visite della Riserva dell’Alpe della Luna, saremo in grado di offrire una narrazione realistica completa della storia del luogo, fatta di memorie materiali e immateriali, di volti, di racconti, di immagini e di sensazioni da vivere lungo i sentieri che si inoltrano nei boschi. Un insieme integrato, capace di confrontarsi degnamente con tutte le altre realtà dell’Appennino tosco-emiliano-romagnolo che hanno iniziato, anche prima di noi, a fissare nel luogo e nel tempo le memorie di quel periodo.

Pochi anni fa, avevamo collegato il Parco Storico di Badia Tedalda al resto dell’Appennino e alla sua storia, realizzando il Cammino della Linea Gotica: un lunghissimo trekking di 500 chilometri dal Tirreno all’Adriatico, che in 26 tappe tocca tutti i luoghi più significativi.

Quest’estate, proprio mentre lavoravamo ai nostri nuovi brevi sentieri, due ragazzi di Jesi hanno trascorso le loro vacanze, percorrendo il cammino, per la prima volta integralmente. La loro scelta e il loro toccante racconto ci danno motivo di sperare che tutto ciò che stiamo facendo lascerà un segno nel territorio e un’occasione di conoscenza per le generazioni future, non solo di Badia Tedalda. (leggi qui il racconto)

Andrea Meschini e Doriano Pela

9 novembre 2020

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