IL SERPENTE REGOLO

Racconto breve di Ermanno Dori

Fin dagli anni della mia adolescenza avevo sentito raccontare di un enorme serpente lungo svariati metri, grosso come un tubo di una stufa e con la testa simile a quella di un gatto, che d’estate veniva puntualmente avvistato nei campi del Lago o sotto la Casanova. Si favoleggiava che fosse una specie di mostro preistorico chissà come sopravvissuto e che si cibasse soprattutto di pollame in genere, ma non disdegnava anche prede di taglia maggiore come agnelli, caprioli e maialini.

Era il famigerato serpe regolo.

La cosa che poi mi incuriosiva di più era il fatto che questi avvistamenti erano molto rari e distanziati, come se un’attenta regia centellinasse nel tempo queste misteriose apparizioni, rendendole ogni volta ricche di un oscuro fascino misto ad una paura ancestrale.

Potevano passare degli anni senza mai sentirne parlare, poi accadeva che qualcuno notasse quella scia inconfondibile tra l’erba alta o nel grano prima di essere mietuto.

Non ho mai conosciuto una persona che dicesse di averlo visto personalmente, era tutto un “si dice che…pare che…sembra che…”, ma la leggenda continuava ad alimentarsi e la cosa faceva molta presa sulla fantasia dei ragazzi e sulla paura delle donne.

Era l’estate della mia maturità ed io ero particolarmente euforico: avevo terminato il liceo e i cinque lunghissimi anni di collegio che lo avevano contraddistinto, di lì a poco avrei iniziato l’università e tutti i miei sogni erano ancora intatti.

Quell’estate avevo voglia di sparare cazzate, di divertirmi senza lasciare che la noia facesse parte delle mie spensierate giornate di vacanza.

L’idea mi balenò in testa una mattina al bar di piazza mentre guardavo la Rachele che accatastava i quotidiani invenduti de “La Nazione”, essendo il bar anche l’edicola del paese.

Ammucchiava i giornali e si lamentava ad alta voce prendendosela con i Badiali che non leggevano, che erano una massa di ignoranti e che così non si poteva andare avanti.

Mi avvicinai e le dissi “Vuoi scommettere che domani li venderai tutti?”

“Ehh? Magari! Te cocco sogni!!!”

“Lascia fare a me!” le dissi e passai tutto il pomeriggio in una saletta con forbici, colla e vecchi giornali.

Fu una ricerca minuziosa ed un lavoro certosino di taglia e incolla, ma alla fine il risultato fu di grande effetto e la “civetta” con i titoli più importanti da mettere in mostra nella bacheca davanti al bar era pronta.

La mattina dopo appena arrivarono i giornali con la corriera delle 8:30 lasciai che la Rachele li sistemasse per bene e poi le dissi di mettere fuori, appoggiata alla solita colonna, la bacheca che avevo preparato.

Io me ne andai fuori in un tavolino abbastanza defilato con un libro e un cappuccino aspettando di vedere gli effetti della mia opera che recitava a caratteri cubitali:

  LA NAZIONE

CLAMOROSO A BADIA TEDALDA
E’ tornato il SERPENTE REGOLO

Tutte le notizie con un eccezionale servizio fotografico nelle pagine interne  

La Imola che veniva al suo negozio per il solito caffè fu la prima a leggerlo; sbiancò in volto, e disse “Nooo!” e si precipitò dentro, poi fu la volta della Silvana d’Elio che si mise le mani nei capelli esclamando “Oddio mammina”.

Quella mattina la Rachele esaurì tutte le copie de “La Nazione” in poco più di un’ora.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...