La valorizzazione degli entroterra

Una prospettiva sempre più attuale

Negli anni dal 1960 al 1970 le Amministrazioni Comunali di Badia Tedalda guidate dal Sindaco Danilo Laurenti si impegnarono fortemente per dare al nostro comune prospettive di rinascita e di sviluppo, dopo anni di totale grigiore da parte delle amministrazioni precedenti. Fu “sbloccato” a livello di Ministero dei LL.PP. il “Piano di ricostruzione” del capoluogo, con interventi importanti in tema di viabilità e sistemazioni igienico-sanitarie; furono compiute scelte urbanistiche strategiche che avrebbero successivamente portato alla individuazione di due poli di sviluppo abitativo: quello delle “Serrette“ e quello dei “Prati“, destinato quest’ultimo all’insediamento del PEEP. Ma soprattutto furono gettate le premesse per una valorizzazione turistica del nostro territorio partendo da un presupposto molto semplice: nella vicina riviera romagnola si riversavano ogni anno migliaia e migliaia di turisti, e per vacanze di lunga durata. Si trattava quindi di assecondare una tendenza del turismo di riviera a risalire lungo la valle del Marecchia per consentire al turista la possibilità di integrare il proprio soggiorno marino  raggiungendo località note, come San Marino e San Leo, fino a spingersi verso le terre montane di Badia Tedalda. Partendo da queste premesse, il Sindaco Laurenti iniziò a stabilire una fitta rete di rapporti con le autorità interessate: il Sindaco di Rimini in primo luogo, ma anche il Presidente dell’EPT di Pesaro (Ente Provinciale per il Turismo), dal momento che i comuni dell’entroterra riminese ricadevano allora sotto la provincia di Pesaro, e soprattutto  l’allora direttore della “pagina“ riminese del Resto del Carlino, Prof. Amedeo Montemaggi, grande appassionato della Valmarecchia e attento studioso di storia locale. Da queste collaborazioni, che divennero nel tempo organiche e strutturate, nacque la grande iniziativa del Convengo di Badia Tedalda del 3 giugno 1967 sulla valorizzazione turistica dell’entroterra adriatico, auspice l’Avv. Leonida CORREALE, Capo di Gabinetto del Ministro Corona e collega di Laurenti all’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Firenze. Fu un evento quasi storico per il nostro comune non solo per la partecipazione del Ministro del Turismo, On. Achille Corona, ma anche per gli apporti in termini di idee e di proposte da parte degli attori principali del territorio: in primo luogo i Sindaci, ma anche i Presidenti degli EE.PP.TT. di Arezzo e Pesaro, gli operatori del settore e tanti cittadini che intravedevano in questa politica di valorizzazione del nostro territorio un volano di crescita e di sviluppo. In attuazione delle risultanze del convegno, si avviò successivamente la costituzione di un “Consorzio per la valorizzazione dell’entroterra marecchiese” sotto l’impulso del sindaco Laurenti, che trovò nell’allora sindaco di Rimini, Walter Ceccaroni, un convinto sostenitore.

Sempre in attuazione delle conclusioni del convegno del 3 giugno 1967, il Consiglio Comunale di Badia Tedalda, con propria determinazione votata all’unanimità, tornò ad occuparsi della materia in presenza di un accresciuto interesse degli operatori della “marina“ verso le nostre montagne, impegnandosi ad intraprendere concrete azioni promozionali volte a favorire ed assecondare il processo: creazione di “rifugi“ montani, di laghetti per l’esercizio della pesca sportiva, di percorsi per passeggiate ed escursioni, di strutture per lo sport ed il tempo libero, di parchi attrezzati ecc.

Oggi il quadro sembra radicalmente mutato: il turismo di massa, così come lo abbiamo visto negli anni Sessanta ha subito una profonda mutazione  e diversificazione sia in termini di durata che di “configurazione sociale” ; si registra ormai da tempo una forte propensione a diversificare la propria mobilità in favore di nuovi interessi e nuove opportunità; soprattutto assistiamo ad un cambiamento radicale dell’offerta turistica, che tende ad assecondare la riscoperta dei valori della natura, delle bellezze dei luoghi e dei siti, delle espressioni le più variegate attraverso le quali si manifesta la realtà quotidiana: penso al turismo dei “Cammini“ (Via Francigena – Cammini di San Farncesco…), penso al turismo enogastronomico, penso soprattutto al turismo legato a quel grande fenomeno di massa rappresentato dal “turismo bike”, che sta assumendo proporzioni davvero imponenti. Io non ho elementi di giudizio  rispetto alle tendenze e alle scelte delle autorità e delle forze politiche ed economiche della riviera in materia di valorizzazione degli entroterra. Mi sembra tuttavia di avvertire un grande fermento di progetti e di iniziative: piste ciclabili lungo il Marecchia, ponti tibetani, aziende che nonostante la pandemia scommettono e investono su questi nuovi scenari rappresentano segnali importanti di nuove sensibilità che emergono e che intercettano una realtà in rapido movimento. Insomma, il seme che gettammo nel lontano 1967 sembra, a distanza di tanti anni, trovare terreno favorevole per uno sviluppo che, ci auguriamo, non si interrompa a metà della valle, che non abbia come meta finale Novafeltria e dintorni ma che, al contrario, si spinga fino alle nostre montagne e abbracci anche la nostra realtà, la  realtà di noi, toscani messi a vivere in una terra al di là dell’Appennino.

Franco Ciavattini

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