Il Museo dell’Alta Valmarecchia: dove le strade ci uniscono, le parole intrecciano legami

Cari lettori, con questo articolo vorrei dire il mio più sentito “Grazie” al Sindaco Alberto Santucci e al Presidente della Pro Loco di Badia Tedalda, Fulvio Piegai, per avermi chiamato ad assolvere ad un compito importante per la comunità del badiale: essere co-direttore del Museo comunale dell’Alta Valmarecchia toscana.

#viaariminensis: Castel Sismondo di Rimini

In un momento come questo, dove a causa della pandemia in corso da COVID-19, si stanno perdendo persone a noi care, svaniscono tante tradizioni, conoscenze, saperi, che non potremo più ritrovare. Oggi un Museo non è più una scatola in cui inserire oggetti da aprire solo per le grandi occasioni; non è nemmeno più il luogo ove cercare di conservare gelosamente la propria cultura, sempre ammettendo che esista una sola cultura.

#viaariminensis: Sant’Agata Feltria

Oggi il Museo è come un muro di sasso: un’unica grande parete, fatta di singole pietre con differenti dimensioni, colori, sfumature, consistenze, provenienze, epoche, modi di cavare e tagliare la pietra: un muro fatto da tanti muri a seconda di come vogliamo e sappiamo guardarlo.
E’ per questo che desidero che il Museo comunale dell’Alta Valmarecchia toscana diventi la casa dei badiali e di tutti i viandanti che passeranno di qui: le strade ci uniscono, le parole intrecciano legami, ci danno una provenienza e una direzione in cui andare.

#viaariminesis: panorami


Ed è proprio da qui che desidero partire, in un momento difficile per i Musei, con le porte chiuse per dare un esempio di responsabilità per sconfiggere la pandemia, ma vivi dentro, pronti a comunicare il valore e la forza della comunità che rappresentano.

Muovendosi dall’esperienza di Nove Rocche per raccontare il medioevo tra Toscana e Romagna, con un occhio particolare alla via Ariminensis, ho iniziato a dedicarmi a costruire un progetto di lungo termine che possa raccontare luoghi, persone, culture, tradizioni presenti nel badiale o che lo attraversano; un progetto che nel tempo si ampli, possa essere itinerante, possa mostrare legami insospettati tra luoghi lontani che passano per Badia Tedalda.

Il progetto sarà un’estensione reale e virtuale del Museo stesso e racconterà le strade, i cammini, i modi in cui le culture attraversano i luoghi, il modo in cui le tradizioni si diffondono tra un cascinale e l’altro, col passaparola sul sagrato di una chiesa, tra due viandanti sui sentieri al mattino, in una veglia serale davanti alle braci del camino.

#viaariminensis: pellegrino. Particolare ingresso della Chiesa di San’Antonio Abate a Sansepolcro

I primi due passi che ho compiuto in questi mesi sono stati chiamare e coinvolgere l’avvocato Simone De Fraja, storico delle fortificazioni e raffinato conoscitore del badiale: chi meglio di chi ha scritto, rilevato, raccontato in un libro i castelli del badiale? Col dott. De Fraja si partirà per un viaggio che racconti le fortificazioni ancora visitabili tra Arezzo e Rimini lungo la via Ariminensis, per farlo diventare una estensione del Centro visite dell’Alpe della Luna, col patrocinio del Museo dell’Alta Valmarecchia toscana.

#viaariminensis: Piazza Grande di Arezzo. Foto di Thomas Kroeckertskothen (IG: @tekappa)

Un secondo passo: le mostre oggi devono essere permeabili, liquide, indefinibili, devono permettere contaminazioni nei concetti e nei media usati per raccontarli. Ho iniziato così via Instagram, Facebook e tramite il sito Nove Rocche a creare un racconto, intitolato: “Il calzolaio, l’abate, il cavaliere. Storie del Medioevo in cammino tra Arezzo e Rimini”. Si tratta di una serie di tappe con immagini corredate dall’hashtag #viaariminensis e un racconto particolare, peculiare, che racconti il medioevo tra i due capoluoghi con al centro Badia Tedalda. L’obiettivo è quello di creare un legame stabile tra i tre centri e i luoghi legati a questo percorso; nella speranza che questo articolo arrivi ai sindaci e alle comunità di questi luoghi perché un giorno possa ospitarvi al Museo dell’Alta Valmarecchia Toscana per creare un sistema stabile legato alla #viaariminensis. E per finire una curiosità: il titolo richiama i tre ambienti, fisici e sociali del medioevo che attraverseremo: civili, religiosi, rurali/militari. Il calzolaio rappresenta la città, il comune, le botteghe, la borghesia; l’abate porta con sé la figura di vescovi, cattedrali, pievi, abbazie, conventi; infine il cavaliere, figura sempre in evoluzione, feudatario possessore di un castello, amministratore di curtis o tumbe, conquistatore di città, signore di città, capitano di compagnie di ventura. Nei prossimi mesi faremo un viaggio insieme, qui su Luna Nuova Web, con le tappe che troverete anche online tra Arezzo e Rimini. Buon viaggio e cercateci usando #viaariminensis.

Luca Mandolesi

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