La tangibile leggenda

Da poco più di un anno raccolgo informazioni sul Re Biscio, in Toscana Serpe Regolo, in Nord Italia a volte Basilisco. E’ un animale presente già nei bestiari medievali ma vorrei parlarvene in altro modo.

Non mi ha stupito l’articolo di Ermanno Dori di gennaio 2021 in cui, tramite un abile titolo sul “serpente regolo”, sia riuscito a far vendere in una mattina tutte le copie della Nazione.

Perchè? Un attimo di pazienza e ci arriviamo.

Per parlare di questo argomento prima dobbiamo fare una domanda al nostro lettore: – Cosa è “reale”? – Di certo ad oggi il metodo scientifico ci dà un buon indirizzo di ciò che possiamo dire “reale”, che molte volte si traduce con tangibile, tangibile con regole chiare e riproducibili.

Se lasciamo da parte il riproducibile per un attimo, ci ritroviamo catapultati nella tradizione popolare, nel racconto, che se è legato ad una persona che conosciamo, con la quale parliamo, ecco assumere la dignità di tangibile.

Sta qui la soglia di una porta che ci catapulta nella realtà legata ad un animale che non vuole ancora entrare a far parte della leggenda, perché tangibile attraverso i racconti e i ricordi di chi ancora vive e lo ha incontrato.

I nomi sono molteplici e le forme sono tante, ma tutti concordano su alcuni particolari che lo fanno riconoscere non come un mostro o una visione, ma come un animale di cui sappiamo ancora poco: basilisco, Re di Biss, Rebess, rebiscio, Regolo, Serpe regolo.

Le caratteristiche che lo accomunano nei racconti sono che è un serpente, dotato di zampe, tanto da poter stare in piedi, crestato e a volte con volto umano, capace di fare urli o fischi fortissimi, comanda schiere di bisce che si annidano spesso nei pollai.

Dall’Alpe della Luna scendendo verso Arezzo oppure seguendo la Marecchia fino a Rimini, le testimonianze che si possono raccogliere sono ancora vive nei racconti.

Nei libri o sul web si trovano tantissimi racconti legati più o meno sempre alla stessa creatura e un buon aiuto viene da Adelmo Masotti che scrive per la Zanichelli il Dizionario Romagnolo Italiano nel 1996: qui troviamo qualcosa che non ci aspettavamo, o almeno non del tutto. Il Rebès o Rebiscio non è presente tra le parole, ma è ben presente come tradizione attraverso il lemma che lo collega a Toscana e Umbria; si va dal regolo ad un nuovo elemento inatteso ‘La bica’. Ecco il percorso che abbiamo seguito attraverso il Dizionario (riportiamo tutto interamente per farvi capire quanto profonda e radicata sia questa bestia nei racconti dei vivi):

Regolo > Reuccio dal Bès > Basilisco > Uovo di gallo > Basilisco > Uovo di gallo > la Bica

E i singoli lemmi spiegati.

Régul (2) s. m. Regolo. 1 spreg. Reuccio, re di poco conto. – dal bès. Regolo delle biscie: basilisco (V. Başalès-c)

OV. 3 – de gal. Uovo del gallo. Il primo uovo delle pollastre è assai piccolo. In passato veniva attribuito al gallo. Si credeva infatti che, il gallo, all’età di un anno, facesse l’uovo, da cui, sarebbe nato il Basilisco, un mostro fantastico, una specie di drago, che aveva il potere di annientare col suo sguardo. Per questo motivo, il gallo del pollaio veniva ucciso, per tradizione, il giorno in cui si trebbiava il grano o, meglio ancora, quello in cui si erigeva e’ bêrc, la bica. Mia madre lo uccideva il giorno di San Giovanni (24 giu.), per festeggiare il mio compleanno.

Bêrc s. m. Barca, bica. Cumulo di covoni di grano. Si aveva cura fosse perfettamente cilindrico, terminante in alto in un cono al cui vertice si poneva una croce di canne o bacchetti. Se uno non bastava se ne erigevano due o più.

Questa “una delle tradizioni”, nel senso più etimologico del termine, ovvero qualcosa di tramandato, di racconto legato al reale.

Partendo da qui ci siamo mossi per la valle del Marecchia e abbiamo chiesto; ecco un po’ dei racconti riportati dalle persone dei luoghi.

A Badia Tedalda, verso il Passo di Viamaggio, si dice che qualcuno ha visto passare un grosso serpente col volto di bambino. Sempre a Badia Tedalda, all’ingresso del paese, una signora ci ha raccontato di come sia stata vista questa creatura corta e tozza, con le sembianze di un serpente, ma con le zampe.

Si va verso il Montefeltro e a Gattara, una zona di confine tra Romagna e Toscana, il nome Serpe Regolo inizia a mischiarsi con Re Biscio: si ritrovano segnalazioni a Santa Sofia, Gattara e a Casteldelci, al Sasso Simone versante toscano; i racconti lo riportano come grosso serpente con 4 piccole gambe e con orecchie.

Arriviamo poi a Scavolino dove una persona del paese ci ha detto di aver visto il regolo: lo descrive come una grossa biscia, lunga circa un metro e con due orecchie tipo gatto che fa un verso tipo soffio… l’avrebbe visto parecchi anni fa, proprio vicino al paese.

E arriviamo a Ponte Molino Baffoni, dove “Da Tomei” raccogliamo altre testimonianze: pochissimi anni fa uno scavatorista di Majolo ci racconta di aver combattuto per una mattina intera contro ad un Rebiscio, fino ad ucciderlo con una pietra; chiedendo lumi su forma e caratteristiche: tozzo, corto ma soprattutto con un particolare che mi ha colpito… fischiava fortissimo.

Di testimonianze come questa ce ne sono tantissime per l’Italia e nel prossimo articolo proveremo a darvi un panorama più ampio e una mappa più completa dove potrete andare alla ricerca di altre testimonianze “reali” sul Re Biscio o Serpente Regolo.

Buona cerca.

Luca Mandolesi

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